Ben Hur

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regia di William Wyler

interprete principale Charlton Heston

Pasqua è il periodo ideale per rivederlo con i figli. Qualsiasi età va bene. Il clima epico, le spade, i duelli, la corsa delle bighe : gli ingredienti per affascinare i più piccoli (persino i maschi!) non mancano. Il linguaggio è semplice, perchè pur mantenedo un tono letterario e ricorrendo a termini biblici e espressioni a volte un po’ auliche, si snoda su dialoghi essenziali, in cui viene detto solo quello che serve e nulla più e questo dà il tempo al bambino di elaborare. Senza fretta. Siamo d’altronde davanti al Grande Cinema, quello in cui è l’ immagine, nuda e cruda, senza troppi effetti speciali (quelli che ci sono, sono discreti anche per l’apoca) a esercitare tutto il suo potere narrativo.

Quindi la storia. Che è la storia di tutti. Giuda Ben Hur è un giovane di buona famiglia, orgoglioso delle proprie tradizioni, pieno di virtù e progetti per il futuro, che vive rapporti affettivi intensi, all’interno della famiglia e con gli amici, e che si è appena innamorato. Tutto questo ad un certo punto gli viene tolto. Questo gli fa scattare un dirompente sentimento di odio e uno strugente desiderio di vendetta. Sembra  siano questi i impulsi a consentirgli di affrontare tutte le fatiche e le privazioni della prigionia: tre anni alle galee! In realtà all’inizio di quell’inferno c’è un momento in cui sta per mollare, non è nelle sue forze andare avanti, nonostante l’odio e il desiderio di vendetta: gli va incontro un uomo che gli dà dell’acqua. E’  ciò di cui più ha bisogno in quel momento e quell’uomo spuntato dal nulla glielo dà ed è l’unico in grado di farlo, perché l’unico in grado di azzittire con la sua sola presenza  i crudeli aguzzini romani.

Ben Hur continua per la sua strada. Sembra che sia la sua forza d’animo a tenerlo a galla, ma in realtà ancora parecchie volte sono dei fatti esterni a giungere inattesi a rilanciare il suo percorso: il Console Ario che lo nota e gli dà una possibilità di sopravvivere alla battaglia, svincolandolo dalle catene,  l’allevatore di cavalli che lo convince a sfidare Messalla nell’arena, Baldassare che gli parla del Messia e poi di nuovo Ester che gli parla di questo Nazzareno. Scena esemplare è quella in cui tutti e tre si trovano lì, ai piedi di quella montagna dove si sta radunando la folla, in attesa del discorso più importante della Storia, il Discorso delle Beatitudini. Ben Hur prosegue ascoltando l’eco del suo rancore non sopito, Ester, invece, si ferma e quella sera torna a casa  con uno sguardo nuovo, cambiato. Infine l’ultimo incontro, definitvo. Adesso è Ester quella da seguire. Ella mossa dalla Fede li conduce ai piedi della Croce e lì il velo dinnanzi agli occhi di Ben Hur viene squarciato: egli riconosce in quel profeta l’uomo che l’ha salvato una volta dandogli l’acqua, tenta di restituire il favore, ma non è questo il punto, perchè sarebbe morto comunque. Il fatto, che poi lui racconterà nella calma ferma e silenziosa del rientro a casa, è proprio Cristo, in croce, che perdona e gli mostra il Volto di Dio. Questo lo schianta: “A quelle parole, la spada mi è caduta di mano”.

Lungo, intenso, impegnativo. I bambini possono continuare a fare domande per giorni, comprendendo forse non tutte le sfumature, ma accogliendo un seme di verità meraviglioso e potente, che ha a che fare con la loro vita più di quanto anche noi forse riusciamo ad immaginare.

 

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  1. Pingback: Ben Hur, storia ogni cristiano | villaggio mamma

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