Salone del Libro di Torino

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Il nostro punto di vista rimane quello: non supera il metro, il metro e trenta… Da questa altezza il Salone del Libro di Torino è una grande festa dai ritmi forse un po’ serrati in cui attraverso la carta passa davvero tutto! il gioco, il disegno, gli amici, la mamma, la moda, il cibo… Il mondo si delinea nei suoi dettagli e nelle sue sfumature e profuma di pagine nuove, patinate, coloratissime.

Girovagare tra gli stand per i bambini è noiosissimo, quindi la nostra visita si concentra nel Bookstock Village. Il nome è strano, chi lo ha scelto ha voluto richiamare alla memoria un evento che per i più piccoli non vuol dire nulla, ma nell’immaginario di taluni nostalgici (anche piuttosto attempati, ormai!) è il “rave” per eccellenza. Contenti loro… Nel Bookstock Village si trova una gigantesca libreria, un’arena in cui si svolgono gli spettacoli e gli incontri con i personaggi più noti dell’editoria per ragazzi e svariate sale in cui i bambini possono “fare” davvero un mucchio di cose: progettare e scrivere un blog, disegnare fumetti, sviluppare un’App e poi, guidati dagli autori, seguire laboratori di design, di cucina, di illustrazione… qualsiasi cosa, tranne leggere, per quanti abbiano superato i 3 anni.

Ho trovato i tre laboratori cui ho avuto modo di assistere ben fatti. Gli autori piuttosto che presentare i propri libri secondo i protocolli “adulti”, ne raccontano lo spirito, l’essenza, coinvolgendo i bambini in attività pratiche. Per “La banda delle polpette” romanzo dagli 8 anni in su, scritto da Carolina Capria e Mariella Martucci per Mondadori,  i cui personaggi sono tutti appassionati di cucina e buon cibo, ad esempio, i partecipanti vengono guidati nella  preparazione di  sandwich con un titolo, un destinatario e degli ingredienti significativi, che possano veicolare, un messaggio. Il che trasmette un concetto molto più ampio di quanto non sia stato spiegato, che cioè  il cibo per gli uomini non è solo un “nutriente” necessario a sopravvivere, ma i prodotti parlano della terra e del lavoro dell’uomo, la maniera di rielaborarli parla della storia e delle tradizioni di un popolo e il gesto di cucinare parla di un rapporto tra chi realizza e chi poi consumerà il piatto. Per il delizioso “Inseguendo Degas” di Eva Montanari, Kite Edizioni, che parla invece degli Impressionisti, i bambini sono stati chiamati a rappresentarsi a vicenda in posa da pittore. La splendida e carismatica Chiara Rapaccini autrice de “I vestiti impossibili” ha, infine orchestrato un riuscitissimo atelier con la collaborazione di un gruppo di studenti dello IED che hanno aiutato i bambini a realizzare abiti, scarpe e accessori impossibili. Poco esplicitato, ma anche in questo caso forte il portato culturale e semantico dei manufatti, che offrono una seconda vita a materali di recupero e che parlano con colori e dettagli delle  persone cui sono destinati o alle persone cui sono destinati.

In tutto questo, però, ad esser lette sono solo poche righe della “Banda di polpette”.

L’unica area destinata alla lettura, d’altronde, è in tutto il Bookstock Village, lo spazio Nati per leggere, riservato però ai bambini sotto i 3 anni.

La libreria dei ragazzi non dispone né di un angolo lettura, né di un qualsiasi accorgimento (un cuscino, uno sgabello!) nei paraggi degli espositori che possa invogliare a fermarsi a sfogliare i libri e questo mi è sembrato fuori tono.

 

 

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