COSTANTINO 313 d.C. L’editto di Milano e il tempo della tolleranza.

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Palazzo Reale, Milano

25 ottobre 2012 – 17 marzo 2013

a cura di Paolo Biscottini e Gemma Sena Chiesa

Si tratta di una di quelle date che a scuola ti fanno studiare a memoria. L’anno prossimo di questa data ricorrerà il 17° centenario e quindi eccoci qui alle prese con quello che potrebbe essere un grosso evento commemorativo, ma che fortunatamente è molto di più.

La mostra “COSTANTINO 313 d.C. – L’editto di Milano e il tempo della tolleranza” inaugurata a Palazzo Reale a Milano giovedì scorso è un evento imponente, rivolto nelle intenzioni dichiarate degli organizzatori, ai milanesi che si preparano a vivere l’esperienza speriamo esaltante dell’Expo 2015, cui si vuol ricordare il ruolo centrale ricoperto da Mediolanum quando fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente, e alle nuove generazioni anch’esse chiamate a recuperare la coscienza di appartenere a una terra che è stata culla di quella cultura della tolleranza fondamento della storia europea.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione, ci hanno incuriosito le parole dell’assessore Boeri, il quale immaginava lo stupore di un ragazzino di 11 anni che visitando la mostra abbia a imbattersi in questa idea di grandezza! Che anche solo a livello intenzionale, un evento culturale si ponga lo scopo di ridestare l’autocoscienza dei giovani, di promuovere il loro senso di appartenenza a una Storia grande ci è sembrato estremamente interessante. Siamo andati quindi oltre. Abbiamo interpellato i curatori del percorso di audioguida sviluppato per i bambini. Si tratta di Antenna International. Costoro hanno immaginato che Elena, madre di Costantino, si trovasse a guidare nel percorso espositivo la piccola Costanza, figlia dell’imperatore,  illustrando i reperti e attingendo ai propri ricordi. Efficace.

Il dialogo tra nonna e nipote si snoda su toni colloquiali, affettuosi e vivacissimi e soprattutto puntano l’attenzione sui reperti più significativi ai fini didattici, quindi le energie non si disperdono. La bambina fa le domande che i nostri figli vorrebbero fare (“Ma con queste monete ci potrei comprare delle caramelle?”) e le risposte sono chiare e soprattutto ben mirate a seguire il filo conduttore dell’esposizione. Dunque, alla fine, i bambini un paio di concetti li portano a casa.

Tra questi, sicuramente l’idea che il fatto in questione (ovvero il regno di Costantino e il suo editto) ha avuto un’importanza storica determinante e che riguarda anche loro. Inoltre,  viene spiegato in modo diffuso come l’editto introduca un principio di tolleranza assolutamente inedito per la mentalità dell’epoca, ovvero per la cultura pagana, quindi come già di per sé fosse frutto di un contesto in cui i valori cristiani avevano iniziato a permeare. Non a caso nel commento del testo dell’editto, si sottolinea che talune espressioni usate sono assolutamente inconsuete per il linguaggio burocratico corrente. Un’intera sala è dedicata a una serie di suggestivi reperti che testimoniano, parallelamente al diffondersi del cristianesimo, il persistere di un nuovo paganesimo: poche sono dopo l’editto le tracce dei culti politeistici tradizionali, chi non era cristiano si rivolgeva alle religioni esoteriche provenienti dall’oriente, a testimonianza di un clima spirituale genericamente rinnovato. Il fatto che questa convivenza generò reciproche influenze è qualcosa di assolutamente naturale, che non deve destare scandalo.

Ciò che con questa mostra viene a conti fatti proposto ai bambini è un laboratorio di Storia efficacissimo (a prescindere dai laboratori didattico-creativi opzionali, che nel caso specifico, non trattandosi di una mostra d’arte e non potendo quindi guidare i partecipanti a compiere un percorso estetico, lasciano un po’ il tempo che trovano). Straordinario a questo proposito lo spazio dedicato al Chrismon, del quale viene spiegato il significato e chiarito che fu preferito a altri simboli cristiani, perché evocativo per gli adepti del dio Sole, per i quali invece la croce rimaneva un segno infamante. Ovviamente ne vengono anche mostrati parecchi, riprodotti in oggetti di uso comune, sulle monete o su un labaro, ricostruito secondo le tecniche dell’epoca. Almeno due i risultati di questo indugiare: una lezione sugli strumenti di propaganda in un’era senza immagini e un percorso di lettura concreto delle tracce archeologiche.

Di grande impatto emotivo per i giovani milanesi anche la sezione dedicata alla ricostruzione del contesto storico in cui l’editto fu scritto. Le gigantesche mappe murali lasciano immagini vivide della Milano Imperiale, mentre le foto degli scavi urbani e i rendering dei quartieri  e dei palazzi dell’epoca, oltre a costituire risultati inediti della ricerca accademica (esempio rarissimo per un evento divulgativo di questa portata), danno un’idea ben precisa di come il passato si intrecci col presente della città, fino ad invaderne la quotidianità.

Una figura che non può non rimanere impressa nelle menti dei bambini è quella di Elena e questo non solo perché ne seguono la voce per tutto il percorso, ma perché nelle ultime due sale interamente dedicate a lei, viene loro consegnata oltre all’idea di una figura femminile protagonista come raramente era stato in epoca pagana, la leggenda del ritrovamento della Santa Croce. Proprio perché nulla di comprovato esiste intorno a questo racconto, esso viene riferito non da Elena, ma dalla nipote: il compito di Elena in questo caso rimane quello di non smentire l’accaduto, valorizzandone il significato storico. Concretamente i bambini vengono messi di fronte a dei reliquiari del Santo Legno e tanto secondo me basterebbe a pagare il biglietto…

L’allestimento ha i suoi punti di forza proprio nel prestigio delle opere esposte provenienti dai più importanti musei del mondo. L’apporto delle tecnologie di comunicazione è ridotto al minimo, ma questo non mi è sembrato un limite, anzi come ho già detto offre ai bambini la possibilità di fare un’esperienza bella di ricostruzione dei fatti del passato attraverso gli oggetti. Ciononostante opportuna e esplicativa rimane la sintesi di un vecchio film degli anni ’60 sulla vita di Costantino che riassume la successione degli eventi all’inizio del percorso, come la rappresentazione animata dell’Arco di trionfo eretto a Roma dal Senato per commemorare la battaglia di Ponte Milvio (a fugare specie tra i preadolescenti la plausibile tentazione di associare il monumento a romantici cumuli di lucchetti!).

Accompagnando i ragazzi nella visita della mostra, aggiungerei qualcosa, però: una sottolineatura forse un po’ trascurata, cui in verità  ha dato rilievo anche la storiografia marxista (Paul Veyne) : quello di Costantino  fu “l’atto più audace mai compiuto da un autocrate in ispregio alla grande maggioranza dei suoi sudditi», dal momento  che la popolazione cristiana nell’impero era circa il 10% del totale e questo deve far pensare che gli ideali cristiani avevano realmente affascinato l’imperatore, il quale in essi ha visto un modo nuovo di guardare la realtà, all’insegna del quale il suo regno avrebbe prosperato. Un gesto così  imprevedibile (quasi inspiegabile!)  non può davvero essere un caso! Di fatto l’editto giunse come un moto pietoso verso i lapsi, coloro che di fronte al martirio avevano abiurato. In quanti , mi chiedo, avranno riconosciuto in questo evento inatteso, la mano di Dio? In quanti avranno pensato, riemergendo dal buio delle catacombe “Ecco, che ancora una volta il Padre Nostro che è nei Cieli si piega verso i suoi figli più deboli! Ecco come l’infinita Misericordia Dio trasforma la debolezza dell’uomo in nuova energia per la Sua Chiesa!”.

Dopo Milano, la mostra proseguirà a Roma dal 27 marzo al 15 settembre 2013 nelle sedi del Colosseo e della Curia Iulia.

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