La Grande Fabbrica delle Parole

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logo_prova2Anfiteatro della Martesana, Milano. Area recuperata al degrado, nel cuore della zona di via Padova. Parco giochi, spazi verdi, locali riservati all’accoglienza di gruppi scout, gruppi di danza popolare, associazioni di mamme e associazioni che promuovono l’inserimento degli stranieri.

E’ qui che ha la sua sede La Grande fabbrica delle Parole. Qui per centinaia di bambini ogni anno nascono le storie, le parole tentano di definire la realtà in modo semplice e naturale e riacquistano il loro potere e la loro bellezza, diventando amiche soprattutto di chi, per storia e condizioni, è alle prime armi con l’italiano.

Il progetto fa capo all’Associazione Terre di Mezzo, che ha ripreso il metodo elaborato e collaudato a San Francisco  dal gruppo 826 Valencia su iniziativa di Dave Eggers,  passando per il Fighting Words di Dubblino e il Ministry of Stories di Londra.

Il laboratorio propone ai bambini un percorso pragmatico. Uno degli scopi è quello di spiegare come funziona il mondo dell’editoria, quindi l’obiettivo del loro lavoro sarà farsi pubblicare un libro da un editore misterioso e saranno affiancati da uno scrittore e da un illustratore. L’altro scopo è quello di ribadire quali sono gli elementi fondamentali della narrazione e per questo saranno chiamati a proporre e scegliere protagonista, ambientazione, desiderio, ostacolo. Da qui in poi inizia il lavoro individuale, quello nel quale ciascuno deve finalmente cimentarsi con le parole e tentare di usarle al meglio per dar corpo alle idee.

l metodo è indubbiamente efficace. Offre opportunità di coinvolgimento soprattutto per i bambini con difficoltà linguistiche. Nelle scuole di una città come Milano la percentuale di bambini stranieri, nati in Italia, ma inseriti in un contesto familiare in cui si parla una lingua straniera o addirittura nati nel paese d’origine dei genitori e lasciati crescere lì presso i nonni per i primi anni di vita, raggiunge percentuali del 50%. Per costoro un’esperienza  come quella offerta dalla Fabbrica delle Parole è un’occasione preziosissima di acquistare fiducia in sé stessi e di superare le distanze emotive da questo strano mondo in cui tutti pretendono di mettere sulle cose e le sensazioni suoni incomprensibili…

Per chi ha familiarità con la lingua italiana la Fabbrica è un ottimo banco di prova, una sfida che può riservare sorprese. Nella Grande Fabbrica delle Parole, ad esempio, non ci sono gomme per cancellare e questa ci è sembrata una cosa molto bella, che solleva i bambini, specie quelli “bravi”, dall’ansia di sbagliare  e li induce a pensare che qualsiasi errore si possa riparare, con l’aiuto di un adulto, magari.

Il laboratorio, che consideriamo davvero un dono per la città, presuppone però un  percorso compiuto: perché i bambini che arrivano a costruire storie abbiano il desiderio di raccontare, siano incuriositi e appassionati alla realtà, è necessario che abbiamo letto, ascoltato e giudicato storie affascinanti, tali da riempirli di stupore e di desiderio di bello. E garantire questo rimane a noi genitori, insegnanti, educatori.

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