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Sono una giornalista, ma principalmente sono una mamma che ha preso molto sul serio il compito di raccontare le favole ai propri bambini...

Bologna 2014: Fiera del libro per ragazzi

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Bologna 2014: Fiera del libro per ragazzi
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Children’s Book Fair

Anche quest’anno Fiera del Libro per Ragazzi fu.

 

Un oceano di libri per bambini e giovani adulti e… naufragar ci è sempre dolce in questo mare.

Ma preferiamo segnalare un’esperienza preziosa e due prime volte che ricorderemo.

L’esperienza preziosa è stata la mostra dedicata a  Ugo Fontana che ci ha consentito di scoprire l’opera di un grande artista e cosa ancor più rara di poter osservare e apprezzare da vicino alcuni dei sui disegni, poesie grafiche dal fraseggio importante, sontuoso eppure immediato: bellissimi!SAMSUNG

La prima delle  due novità è stato invece il padiglione 33, aperto per la prima volta al pubblico (ed era proprio l’ora!) per una fiera nella fiera. Con il titolo di “Non ditelo ai Grandi”, rubato col consenso dell’autrice al libro “Don’t tell the Grown-Ups: The Subversive Power of Children’s Literature di Alison Lurie, il padiglione ha accolto oltre all’immensa libreria, mostre  e spettacoli, laboratori e workshop cui hanno partecipato scolaresche e famiglie. Lo spazio della fiera si è, inoltre, ulteriormente dilatato con il programma della Settimana del libro per ragazzi che ha coinvolto tutta la città di Bologna.

Seconda novità per quanto mi riguarda, l’aver avuto la possibilità di assistere personalemnte a una demo di Realtà Aumentata applicata all’editoria didattica.

Non era la prima volta che ne sentivo parlare. Basta incrociare in tv uno spot di quelle cards dalle quali, se le guardi  attraverso uno smartphone, sbucano creature fantastiche e guerrieri ninja con cui è possibile per il piccolo addestratore di mostri interagire. Sapevo delle applicazioni di AR nel campo della divulgazione scientifica (PubCode) e della documentazione turistica (W-Lamp) ma la prospettiva che i miei figli possano studiare su libri che visti attraverso particolari dispositivi rivelano contenuti virtuali tridimensionali, mi ha fatto sentire alle soglie di una di quelle rivoluzioni epocali che un giorno ricorderemo con tenerzza o con rammarico…

 

Mentre, infatti ancora si combatte  per ottenere la diffusione capillare nelle scuole delle famose LIM e un loro più efficace utilizzo e si discute sull’opportunità o meno di far usare ai bambini gli e-book, dal Brasile, paese ospite di Bologna Children’s Book Fair, è arrivato chi ha illustrato un progetto di AR learning (apprendimento tramite Realtà Aumentata) già realizzato e testato  presso classi campione delle scuole elementari statali, per un totale di 300.000 bambini coinvolti.

La società che ha sviluppato la tecnologia AR si chiama Geodinamica. Costoro in partnership con un gruppo editoriale locale hanno realizzato un sussidiario per scuola primaria e le relative App da caricare sul tablet: una versione per l’insegnante e una per gli studenti.

Sull’efficacia di queste tecniche di insegnamento si può aprire una discussione. L’unica ricerca ufficale di cui si trova traccia (la tesi di laurea di una ragazza di Roma) pare giunga alla conclusione che la teatralità del dispositivo renda accattivante per i bambini l’utilizzo di questi strumenti e di conseguenza renda meno faticoso l’apprendimento. Lapalissiano!

Gli aspetti davvero interessanti della vicenda, a mio avviso, però,  sono  altri.SAMSUNG

Innanzitutto il fatto che il libro cartaceo non cede il passo. Si evolve, piuttosto,  adattandosi ai criteri della comunicazione interattiva e rimane uno strumento su cui in seconda battiuta il bambino può tornare.

Secondo, questo tipo di tecnologia si presta ad essere implementata su prodotti editoriali basati su  un metodo didatico “antropocentrico”, che parte dall’individuo, dal suo ambiente e dallo spazio geografico in cui si colloca abitualmente. Il sussidiario pilota progettato per alcune classi di Bahia,  per lo studio della geografia parte dai quartieri più noti di Bahia e  va ad allargare il suo raggio di interesse, incrociando le tematiche curriculari. Quindi osserviamo la costriuzione del reticolato stradale e mentre la città sorge sotto i nostri occhi con i suoi palazzi e i ponti e i monumenti, possiamo cliccando richiedere un approfondimento audio sulle tecniche di rappresentazione del territorio, opppure su un fatto storico avvenuto nella piazza accanto. Intanto il libro conduce lo studente a prendere in considerazione porzioni di territorio sempre più ampie, ciascuna con vari punti di interesse, fino a raggiungere lo spazio e trovarsi a osservare un sistema solare che si solleva dalle pagine del ibro, per mostrare il proprio movimento  rotatorio…

Davanti a tutto ciò è lecito domandarsi quanto effettivamente un bambino possa memorizzare di queste informazioni per lo più audio e video,oppure scritte, ma disposte come in una scatola cinese… Come noto, secondo la teoria della neuroplasticità il cervello delle nuove generazioni sista modificando  a causa dei nuovi modelli di vita e degli stimoli che esse ricevono: chi può escludere, dunque, che la didattica che solo dieci anni fa sarebbe stata assolutanmente infruttosa , non possa oggi risultare efficacissima?SAMSUNG

Altra domanda: lasciare che  il modo di percepire la realtà dei bambini si modifichi, è davvero un bene per loro o ci stiamo solo complicando la vita?

 

 

 

 

 

 

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Parliamo di Amore… e di Psiche

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 Amore e Psiche - gesso Canova In Inghilterra nel giorno di San Valentino a scuola  i bambini sono invitati a scambiarsi biglietti contenenti dichiarazioni di amicizia. Nelle scuole del nostro Paese non mi risulta che si sia giunti a tali scelerate vette di esterofilia da proporre il modello  anglosassone (già saccheggiato per il “caso Halloween”!), anche per rinnovare le celebrazioni del 14 febbraio. Ciò non toglie che la propaganda romantica finanziata dalle lobby dei vecchi (la cioccolata e i diamanti) e dei nuovi (la telefonia mobile) strumenti di seduzione (perchè come noto, “Smartphone are a girl’s best friends”!) ammalia anche i giovanissimi. Quindi lo scorso anno, il 13 febbraio, all’asilo di mio figlio, mentre sistemavo l’armadietto del cambio, sono stata avvicinata da una  bambina alta mezzo metro, con un visetto da bambola e lo sguardo di chi è determianto a diventare presidente di una grossa multinazionale, che mi dice: “Domani Matteo può venire a casa mia a fare merenda per festeggiare con me San Valentino?  Perchè io ormai sono grande e voglio festeggiare come i grandi: a lume di candela!” Più tardi la madre mi avrebbe spiegato che da settimane la piccola circe si esercitava a cucinare la frittata per non farsi trovare impreparata se le si fosse presentata l’opportunità di preparare al suo amato (alias mio figlio) una cena romantica. Confesso che  nel declinare l’invito (a causa di un precedente impegno col dentista, inopportuno e guastafeste, come al solito!), mi son sentita parecchio in colpa, primo perchè era noto che a mio figlio pur vergognoso la fanciulla non era indifferente, poi perchè vedevo compromessa per me l’occasione di diventare  suocera di cotanto personaggio! Ne sentiremo parlare! Cosa che dovrebbe facilitare il compito di Matteo, ilAmore e Psiche - affresco Appiani quale a tutt’oggi quando si parla di matrimonio, dice che quel problema lui lo ha risolto, perchè al momento buono, dovrà solo cercare la suddetta e sposarla…

Questo e altri gustosi episodi di cui sono stata testimone, mi hanno fatto rivalutare le Valentine’s Day Cards (sì, dall’altra parte della Manica il “Saint” se lo sono perso…). D’altronde chi l’ha detto che parlare dell’Amore ai bambini è cosa difficile? Non facciamo altro dal momento in cui iniziamo a racconatare loro fiabe e favole. Mi riferisco a quelle più note, che il buon Walt Disney si è pregiato di stravolgere (io comunque sono disponibilissima a perdonarlo, se  il risultato è un capolavoro dell’animazione come La Bella e la Bestia!). Nel bene o nel male  le storie di Perrault, di Andersen o dei Grimm sono i “testi” sui quali i nostri figli studiano i primi rudimenti di educazione all’affettività. Proprio per questo sarebbe opportuno far loro conoscere le versioni originali, anche se sono un po’ più truculente…

Una delle favole d’amore più strugenti e appassionanti è senza dubbio quella di Amore e Psiche narrata nelle Metamorfosi di Apuleio. Diversi ambiti se ne sono appropriati: la filosofia, la narrativa, la psicoanalisi e tantissimi artisti, che ne hanno tratto ispirazione per rappresentare l’ideale di bellezza e la tensione tra impulsi interiori contrastanti. Ora, c’è una mostra, allestita da DNArt, che intende approfondire questo mito, grazie a reperti archeologici  provenenti dalla Magna Grecia o dal mondo romano e ad opere d’arte più moderne, di  Canova, Tiepolo, Tintoretto, Salvador Dalì. Quesata mostra, dopo esser stata a Torino e a Mantova è approdata a Monza, presso il Serrone, uno spazio espositivo ricavato in un corpo laterale della Villa Reale che culmina con una rotonda insolita nel discorso architettonico del Piermarini, affrescata nel 1791 da Andrea Appiani giustappunto con scene ispirate alla vicenda di Psiche. Amore e Psiche - Ebe

E quindi per “festeggiare” questo San Valentino, ho deciso di portare i miei figli a visitare

Amore e Psiche. La favola dell’anima.

Si tratta di un percorso molto raffinato, ve lo dico subito. Le opere d’arte esposte e le riflessioni  riportate sulla cartellonistica ponderano il mistero della bellezza, il rapporto tra passione inconsapevole e amore consapevole, le nozze di morte e il sacrificio cosmico e tanto altro. Però c’è la storia.

La favola di Apuleio è riportata integralmente e leggerla con calma e attenzione a voce alta è il modo più semplice e immediato di fruire con i bambini un evento del genere. Funziona benissimo. Per quanto articolata e carica di simbolismi, la vicenda risulta avvincente. Contiene tutti gli elementi tipici della fiaba a loro familiari (principessa, matrigna/strega/anzi suocera!, principe, prove, viaggio e lieto fine) e non ci mettono molto a cogliere che si tratta di un percorso di conquista. La conquista di una consapevolezza, a dispetto dell’ostruzionismo esercitato da quelle forze ancestrali invisiose degli uomini e grazie all’intervento di entità untitledmediatrici benevole.

Per quanto riguarda le opere d’arte, ho aspettato di vedere quali avrebbero maggiormente attirato la loro attenzione e li ho aiutati a fare un piccolo sforzo interpretativo ad esempio della Spaces Venus di Dalì, occasione unica per imparare che si possono dire molte cose usando dei simboli. La splendida tela del Candlelight Master, Psiche sopra Amore, 06_98è stata invece utile per fare qualche osservazione sulla luce, che non è scontato ci sia e che in alcuni posti bisogna decidere di portare e accendere, come a volte capita con la nostra capiacità di ragionare. Commento: “Meno male che ha guardato, prima di tagliargli al testa! Pensa che scemenza avrebbe fatto!” Ci siamo soffermati a “leggere” poi gli affreschi di Appiani e anche qui è stato interessante capire che la disposizione dei dipinti tra spicchi, lunette e riquadri è antesignana del fumetto. Infine il gesso del Canova: c’è poco da dire, credo che ogni tanto sia il caso di mettere i bambini davanti alla Bellezza Pura e vedere che faccia fanno. Può capitare di scorgere nei loro occhi un brillio: è il riverbero di quella scintilla che li rende speciali, fatti per la Bellezza. SAMSUNG

I Bestiolini di Gek Tessaro

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Rieccoci! Un po’ in ritardo rispetto all’inizio dell’anno “scolastico-accademico-lavorativo”, ma giustificati dall’arrivo al Castello del nuovo Piccolo Principe (il quarto per quanto mi riguarda!).logo-ho-preso-una-nota-1024x853

E l’occasione per ricominciare ce l’ha offerta il Teatro Manzoni di Monza che per questo weekend ha organizzato la due giorni “Ho preso una Nota!“. L’idea di offrire ai bambini occasioni per sperimentare la bellezza della musica coinvolgendosi direttamente e mettendosi alla prova con proposte studiate e che attingono alla tradizione, ci piace, come dire,… “a prescindere”. Nello specifico, però, all’interno del progetto trovava posto uno spettacolo di Gek Tessaro: I Bestiolini, ispirato all’omonimo cartonato edito da Franco Cosimo Panini, nella collana Zero Tre.5-bestiolini3

Eravamo rimasti affascinati dal CD allegato al libro “Il cuore di Chisciotte” vincitore  lo scorso anno del Premio Andersen come miglior albo illustrato, ma assistere dal vivo ad uno spettacolo di Gek Tessaro è un vero dono. Un regalo confezionato sul momento da artisti veri (un poeta-pittore, Gek, due musicisti e una cantante) sotto gli occhi sbalorditi dei bambini, che come ci ha raccontato a sipario chiuso Tessaro, “normalmente quando tornano a casa dai miei spettacoli si mettono a disegnare”.

Vedere fare: l’ho imparato quando tenevo i laboratori di pittura. Stavo ore a spiegare ai bambini come usare pennelli e colori e li perdevo, si distraevano… Poi appena iniziavo a dipingere, ecco che rimanevano incantati!  Cominciavano a seguirmi e il loro seguirmi era un partecipare attivamente alla nascita di un’opera. E subito dopo avevano voglia di rifarlo!”5-i-bestiolini-con-musicisti

Ci colpiscono le parole che Gek usa: non si tratta di “guardare uno che fa una cosa spiegando come si fa”, ma di “veder fare” che è anche “veder nascere”. La differenza la capisci stando lì, al buio, mentre davanti a te sul fondale del teatro rapide pennellate proiettate da una lavagna luminosa, danno vita a paesaggi incantati sui quali in tempo reale spuntano alberi e sbocciano fiori, e sussurri a tuo figlio  “Guarda, guarda cosa fa!”. Veder nascere una cosa bella è un’emozione che non si cancella facilmente.

L’immagine non è mai stata così “narrativa”. Racconta, divenendo, se stessa, racconta le parole e racconta la musica che, come ci spiegava ancora Tessaro, è protagonista, poiché in alcuni momenti “viene avanti  e io la disegno!”

E non si tratta di musica banale.  “Spesso i bambini vengono trattati come imbecilli: continuiamo a propinarligli musichette leziose, poi ci meravigliamo se a 13 anni cominciano ad ascoltare i One Derection! Ma facciamogli sentire quello che piace a noi! Facciamogli ascoltare Chopin e Mozart!”

La musica negli spettacoli di Gek Tessaro è bellissima e suonata dal vivo: una chitarra classica, una fisarmonica e la voce calda di Annalisa Buzzola che esegue canti spagnoli, polacchi, russi e alcuni brani inediti, appositamente creati per accompagnare sul palcoscenico la scanzonata esibizione dei Bestiolini. I protagonisti di questo spettacolo, infatti sono insetti, piccoli e semplici, senza pretese. Esserini minuscoli, certi soltanto di voler esserci in questo mondo, “pieno di cose belle per chi  sa vedere”.

Lia e l’Incantastorie

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1001829_189310704564467_1427036708_nMilazzo, Sicilia, domenica pomeriggio. Il cielo si è ripulito dalle fosche nubi nere che lo hanno oscurato per tutta la mattinata e anche l’irriverente tromba d’aria di ieri è solo un lontano ricordo. Sulle  spiagge sono risbocciati in poche ore decine di ombrelloni diseguali e variopinti. Gli stabilimenti balneari hanno ripreso a popolarsi di corpi abbronzatissimi, tornitissimi e tatuatissimi e a risuonare dei tormentoni estivi, delle urla di bambini eccitati o stanchi (comunque urlanti!), di quelle delle mamme e degli animatori  che da una parte fanno di tutto per rendere i pargoli euforici, dall’altra tentano di disciplinarne l’euforia…

Pochi metri più in là, un’area ristoro deserta, ombreggiata da palme generose, una fila di sedie disposte ad anfiteatro e un banchetto sul quale qualcuno ha esposto con cura… dei libri! Un cartello all’ingresso annuncia la presentazione di un albo illustrato per bambini dai quattro agli otto anni.  I bambini arrivano alla spicciolata e dopo un po’ eccoli lì, seduti a terra, con i piedi sporchi di sabbia, i musi imbrattati di gelato e gli occhi sgranati puntati su un tipo “voluminoso”, col faccione incorniciato da una folta barba: è il cantastorie. Costui si leva in piedi,  richiama con voce tonate l’attenzione del giovane pubblico e dà inizio alla magia… La storia parla di una tartaruga di nome Lia, “piccola come un sassolino”, che non ha mai visto il mare e che per questo viene canzonata da un asino “smargiasso”. Al raglio tonante del somaro, dal forte accento “alla Montalbano”, risponde la vocetta sottile della tartarughina, cui fa da contrappunto quella pastosa di una cornacchia, che provvidenzialmente interviene in aiuto della caparbia e coraggiosa Lia… Il viaggio è lungo e affascinante. Lia sorvola colline e piane colorate, bianche masserie, laghetti azzurrissimi, fino a raggiungere l’agognata distesa di blu…

I bambini sono incantati! Al termine del racconto si gettano a capo fitto in un laboratorio creativo: scelgono ciascuno un sassolino e si mettono ad armeggiare con colla, frammenti di jeans, tempera e porporina per costruire tante piccole tartarughe.1001652_189311744564363_640924677_nphoca_thumb_l_7190_189312341230970_1806920466_n

In sottofondo la risacca del Mare (quello vero!) che intona il suo canto lento e schiumoso, eco di un  richiamo irresistibile…

1044775_189310597897811_1961557383_nHo assistito  a questa scena perché, lo devo confessare, in qualità di autrice del racconto (Lia e il Mare, ed Lindau), ricoprivo il ruolo della tartaruga,  ma ne sono rimasta stupita quanto il più piccolo degli spettatori.

Il cantastorie si chiama Nunzio, gestisce la Libreria Incantastorie, al centro di Milazzo, e d’estate fa anche questo: porta i suoi libri sulle spiagge e li legge ai bambini! I libri Nunzio tenta anche di venderli, s1044537_189312517897619_248791895_nia ben chiaro, né è l’unico a far cose del genere. Lo fa con particolare talento, però, e soprattutto con la passione di chi alla bellezza e all’importanza del raccontare ci crede davvero. E il fenomeno, non nuovo, ma sempre più diffuso, ci incuriosisce e ci commuove: l’idea di una nuova stagione per i libri che nei mesi caldi abbandonano gli spazi chiusi e seguono i bambini all’aperto, nei luoghi di svago, ci piace tantissimo! Ci sembra la strada da battere! Che la lettura ad alta voce possa prender corpo sullo sfondo di montagne verdi o a pochi metri dalla riva del mare, dove le immagini suscitate dalle parole si sovrappongono a quelle reali captate con gli occhi, dove in modo più vivido e immediato i bambini possano sperimentare il potere evocativo della narrazione e affinare il gusto per la parola…

L’estate è appena iniziata. Cosa augurarsi, se non che sempre più cantastorie vogliano invadere stabilimenti balneari,  resort e villaggi turistici? Ai genitori, buona caccia!

Lia all’Happening di Brugherio 2013

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2013-06-15 16.59.032013-06-15 18.43.03Ancora una volta lasciamo parlare le immagini… Per un evento che è stato sicuramente sfibrante, ma che ricorderemo! La prima lettura animata di Lia, ai bambini dell’Happening di Brugherio 2013. Era cominciata piuttosto male: pomeriggio afoso, orario sbagliato. Il primo tentativo, davanti a pochi parenti e amici, è stato più che altro una prova generale a porte aperte… Poi hanno cominciato ad arrivare i bambini, attirati come mosche dal laboratorio: un successone! Sassolini colorati, bostik, ritagli di jeans e valanghe di porporina… Decine di tartarughine, centinaiaSAMSUNG di piccole dita “insozzate” di tempera e colla”! Abbiamo replicato intorno alle 18:30 con un pubblico molto più nutrito e motivato e poi ancora tartarughe. Ecco alcune delle collane realizzate ieri…

Arriva Lia e il Mare

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cover-liaSarà il caso di dirne qualche parola anche al Castello, di questo albo illustrato, dal momento che mancano davvero pochi giorni all’uscita nelle librerie… l’autrice è proprio la sottoscritta! Quindi eccone in anteprima esclusiva per i frequentatori del castello, la prima pagina.

Lia e il Mare è la  storia di una piccola tartaruga siciliana (le tartarughe siciliane più famose, le Emys Trinacris, sono davvero minuscole! Non più grandi di un sassolino…), particolarmente curiosa e particolarmente tenace, ma soprattutto testarda nel perseguire i propri desideri e capace di accogliere con umiltà l’aiuto più inatteso. lia 1

Giorno 13 giugno il libro con le splendide illustrazioni di Anna Leotta, sarà nelle librerie di tutta Italia: andatelo a cercare!!!!!

Vi aggiornerò sulle presentazioni in programma.

Il principe ranocchio – Le tre piume

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il-principe-ranocchio-bSulla scia delle celebrazioni per il duecentenario dalla prima pubblicazione, nel dicembre del 1812,  delle Fiabe del focolare, scritte dai due famosi fratelli linguisti e filologi tedeschi Jacob e Wilhelm Grimm, la casa editrice torinese Lindau ha da poco presentato Il principe Ranocchio o Enrico di Ferro. Si tratta di un giralibro, ovvero di un albo illustrato che comprende due racconti, che si incontrano a metà strada, imponendo che il libro venga letto in un verso e, girandolo a testa in giù, nell’altro. L’idea per i bambini è estremamente intrigante. Anche perché in modo esplicito una delle due storie è dedicata ai “piccoli principi-ranocchi” e l’altra  alle “piccole principesse-ranocchie” e ci potete scommettere che in entrambi i casi difficilmente sia l’uno che l’altra potranno resistere alla tentazione di dare una sbirciatina dall’altra parte del sipario, nel mondo a testa in giù che è quello del sesso opposto…

Questa versione della celebre favola dei Grimm è soprattutto un’edizione integrale. Nulla tralascia o offusca dunque dell’essenzialità educativa dei racconti dei Grimm, che notoriamente non erano affatto destinati a un pubblico di bambini e che a noi sono giunti in forma edulcorata attraverso una traduzione inglese della settima edizione. Niente di cruento, sia chiaro, nella vicenda del principe trasformato in ranocchio da una strega invidiosa, che tra l’altro non si vede mai, ma neppure infiorettature romantiche. La principessa qui cede semplicemente all’autorità del padre, che è un genitore capace di educare e di indicare alla figlia il percorso giusto da seguire. Ad essere premiato in buona sostanza è in fine il re che avrà un erede al trono degno di lui. E il ranocchio riacquista il proprio aspetto originale in virtù dell’autorità e della rettitudine del sovrano e non certo per riconoscenza alla principessa, che non apre affatto il proprio cuore e anzi finisce con lo schiantare il povero ranocchio contro il muro!

Ma soprattutto la versione integrale offre l’opportunità di conoscere il secondo protagonista di questa storia, il servo Enrico, modello lui sì di fedeltà e attaccamento profondo al bene di un amico…

Capovolto il libro ci imbattiamo in un racconto decisamente meno noto, anche questo privo di sentimentalismi, eppure ricco di rassicurante senso pratico e commovente gratuità…

Le illustrazioni: nella migliore tradizione della collana “Grandi avventure seguendo una stella”, la narrazione di svolge in un mondo grafico affascinante, che cattura il bambino. Il mix è dato dai disegni dei piccoli illustratori, di età compresa tra i 7 e i 10 anni, che hanno partecipato a laboratori creativi guidati e dal gusto raffinato delle curatrici Raffaella Carnovale, Adriana Rocchi e Annalena Valenti