Cuori di Carta

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9788866560043scritto da Elisa Puricelli Guerra

edito da Einaudi Ragazzi

Ecco un libro non banale per preadolescenti. Inizio affascinante, finale amaro. Affascinante non solo per noi polverosi residui di quella generazione di topi da biblioteca, cresciuti leggendo libri di carta e scrivendo lettere di carta, che per comunicare con i compagni di classe lanciavamo da un angolo all’altro dell’aula biglietti di carta (anche quelli!) appallottolati …

All’interno della biblioteca di un misterioso Istituto, due adolescenti intraprendono un’intensa amicizia epistulare, nascondendo i messaggi tra le pagine di un libro. Non un libro qualsiasi: “Puck il folletto” di Kipling, un romanzo poco noto, che fa da filtro nella ricerca di un destinatario, perché chi sceglie un libro del genere non può essere un tipo qualsiasi. E questo credo sia l’aspetto più intrigante e riuscito del racconto della Puricelli, ovvero la reale importanza che la letteratura ha nello svolgersi della trama e nella formazione della coscienza dei protagonisti. La letteratura, anzi, in un mondo in cui la figura dell’adulto è totalmente assente, assume il ruolo  di sistema etico di riferimento. Per l’esattezza gli unici due adulti positivi sono personaggi a malapena sbozzati: un giornalista, mosso da quella “passione per la verità” tipica dei reporter che potrebbe anche essere brama di scoop e un hacker totalmente anonimo.

Per Dan e Una (anche i nomi con cui i due ragazzi si ribattezzano sono mutuati dal romanzo di Kipling, perché nei personaggi del romanzo si possono identificare) quella letteraria è di fatti l’unica dimensione educativa, un mondo paradigmatico all’interno del quale le dinamiche umane si svelano e in cui le loro coscienze in formazione si possono specchiare. A turno assolveranno a questa altissima funzione i romanzi di Salgari e quelli di Verne, ma poi anche Moby Dick, Alice nel Paese delle meraviglie, Zanna Bianca e Le avventure di Tom Sawyer.

La storia, intanto, sempre e solo attraverso queste lettere, si arricchisce di personaggi e dettagli inquietanti relativi a una scuola che sembra più un sanatorio del futuro, lindo e asettico, e che in realtà si rivelerà un luogo aberrante in cui ai ragazzi segnati da gravi traumi viene somministrata una medicina sperimentale e imposta una terapia comportamentale mirata a cancellare la memoria degli ultimi anni di vita. A questi trattamenti i giovani si sottopongono volontariamente, ma un altro intollerabile segreto è nascosto nel cuore dell’Istituto e la scoperta di tale segreto (il fatto cioè che la terapia intende eliminare ogni difetto nelle personalità dei giovani, secondo le indicazioni minuziose dei genitori) indurrà, finalmente, alla ribellione.

In realtà, però la rivoluzione era iniziata prima, nel momento in cui i due protagonisti si innamorano: questo fatto imprevisto rende intollerabile l’idea di dimenticarsi!

Ecco qui nuovamente esaltata la funzione esistenziale della letteratura, che è scrigno di memoria sapienza e giudizio: i ragazzi decidono di raccontarsi per iscritto le proprie vite e di studiarle come pagine di storia!

Come dicevo il finale lascia un po’ smarriti perché i protagonisti riescono, sì, a fuggire, ma si ritrovano catapultati in una realtà in cui le ragioni di speranza, se ci sono, non sono mai state esplicitate. Cosa c’è al di là di quelle mura per cui val la pena sperare?

Unici testimoni di una possibilità di Bene nei rapporti umani sembra siano rimasti i libri. E a confermare che ciò che riportano questi testimoni muti è una Verità credibile, il rigurgito di Eterno che emerge anche nel più acerbo dei sentimenti: l’Amore nato tra i due ragazzi, per quanto ingenuo, grida “Per Sempre”…

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